Vincenzo Guerrazzi è stato una delle voci più singolari della narrativa italiana contemporanea: scrittore-operaio della cosiddetta «letteratura selvaggia», quel fenomeno che negli anni Settanta portò sulle pagine dei romanzi italiani la prima narrativa scritta direttamente da operai, fuori da ogni mediazione letteraria tradizionale.
Esordì con Le ferie di un operaio (Savelli, 1974) e Nord e Sud uniti nella lotta (Marsilio, 1975), libri subito riconosciuti dalla critica più attenta — da Walter Pedullà ad Angelo Guglielmi, da Enzo Golino a Valerio Riva — come testimonianze radicalmente nuove. Nord e Sud uniti nella lotta fu finalista al Premio Sila e poi sequestrato per «oscenità» dal Procuratore Generale di Catanzaro, in un caso giudiziario che fece intervenire Giacomo Mancini, Carlo Bo, Geno Pampaloni e l'intera giuria del premio in sua difesa.
Seguirono romanzi sempre più sperimentali — La fabbrica del sogno (Cooperativa Scrittori, 1977), La fabbrica dei pazzi (Newton Compton, 1979), La festa dell'Unità (Rizzoli, 1982, vincitore del Premio Elea per la narrativa), Come si diventa borghesi? (Oceania, 1988), Quel maledetto giorno (Pellegrini, 2001) — accanto alle inchieste L'Altra Cultura, I dirigenti e Gli intelligenti, che misero in scena con sarcasmo il mondo intellettuale e industriale italiano.
Parallelamente alla scrittura, Guerrazzi si dedicò alla pittura, esponendo in mostre personali in Italia e in Germania. Nel 1977 L'Espresso gli dedicò un ampio servizio firmato da Valerio Riva e Pasquale Chessa con un intervento critico di Maurizio Fagiolo; nel 1978 Valerio Riva ne curò un programma per la Televisione Svizzera, e la Rete Due della RAI gli dedicò un programma condotto da Stefano Satta Flores.
Ha iniziato la sua attività di scrittore pubblicando racconti sulla terza pagina dei quotidiani «Il Secolo XIX» e «Il Lavoro» negli anni 1960–1970. È rappresentato in numerose storie della letteratura italiana e antologie, e sulla sua opera sono state redatte molte tesi di laurea.
Come pittore si è rivelato al pubblico nel 1977 su L'Espresso n. 12, con un ampio servizio di Valerio Riva, Pasquale Chessa e un intervento critico di Maurizio Fagiolo. Nel 1978 Valerio Riva ha realizzato sulla sua pittura un programma per la Televisione Svizzera. Nello stesso anno la Rete Due della RAI gli ha dedicato un programma condotto da Stefano Satta Flores.
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